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Non comprare azioni ai prezzi attuali vuol dire rinunciare a una vera occasione

«Non comprare azioni ai prezzi attuali equivale a rinunciare a una ghiotta occasione, purché però si sia pronti a non toccare il proprio denaro per qualche tempo»: in questi mesi in Piazza Affari si continuerà a navigare a vista tra grandi turbolenze, ma l’amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, è convinto che il sereno potrebbe tornare già nella primavera del 2009 o al massimo l’anno seguente.Ecco perché, prosegue il top manager di una delle poche Sgr italiane realmente slegate dal sistema bancario, sarebbe opportuno puntare «almeno una parte del denaro a disposizione in azioni, lasciando il resto al sicuro su prodotti di liquidità». Tutto questo malgrado sul nostro Paese incomba ancora il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare.Fiducia nelle Borse che Giuliani dimostra anche nella veste di imprenditore annunciando la decisione di «proseguire il programma di acquisto di azioni proprie» varato dalla sua Azimut. Per le famiglie è, tuttavia, quasi obbligata la soluzione di affidarsi a un gestore esperto in grado di selezionare le società su cui puntare. Visto che «sia i prodotti a capitale garantito sia le polizze cosiddette strutturate hanno dimostrato i propri limiti», conclude Giuliani.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291534

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Borse ancora in picchiata, la Fed non taglia i tassi – Economia

Banche centrali in campo per cercare di placare il panico: in soli due giorni la Bce inietta sul mercato 100 miliardi di dollari, la Banca Centrale d’Inghilterra 25 miliardi di sterline, quella giapponese 3.500 miliardi di yen (23,4 miliardi di euro). Interviene anche la banca centrale svizzera, anche se senza svelare l’importo dell’operazione. La Fed, dopo aver allentato negli ultimi giorni le garanzie richieste per finanziamenti ai big di Wall Street, immette 70 miliardi di dollari. Ma, deludendo Wall Street, decide di lasciare invariati al 2% i tassi di interesse, pur constatando come la situazione dei mercati si sia recentemente deteriorata. Se lunedì era stato il crack di Lehman Brothers a seminare il panico sulle borse mondiali, ci ha pensato lo spauracchio sul futuro del colosso Usa delle assicurazioni Aig. Le voci di un possibile salvataggio allo studio da parte del governo Federale, rimbalzate da un canale tv d’oltreoceano, non hanno riportato fiducia nel Vecchio Continente malgrado Wall Street abbia azzerato le perdite. L’Europa, Milano inclusa, limita i dannisul finale ma archivia un’altra seduta in rosso profondo. Il Mibtel chiude a -2,52% e lo Spmib a -2,72%, questo sempre sotto quota 27mila punti. Tra le consorelle la peggiore è Amsterdam a -3,5% tallonata da Londra a -3,4%. Unica a galla Madrid. Perdono meno del 25 Parigi e Francoforte. Scambi in salita per 7,4 mld di controvalore. È questo dell’Aig ora la terza falla dell’economia americana.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79032

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No Cav Day, Veltroni: Obama non ci sarebbe andato

«La necessità di uccidere il padre». I Mille, l’assemblea degli under40 vicini al Pd si riunisce per una tre giorni all’insegna di uno slogan che non è certo dei più rassicuranti. Venerdì si ragiona sulla «necessità di uccidere il padre», ma per scongiurare equivoci, invita Walter Veltroni. Nessun istinto omicida, insomma, solo un ragionamento sul ricambio generazionale di cui il partito Democratico si è da sempre fatto promotore.Veltroni, comunque, arriva a agguerrito. E non manda a dire niente: in cinque minuti, questo il limite temporale stabilito per ogni intervento, va subito al nocciolo della questione, il parricidio. «Voglio farvi una raccomandazione – dice a I Mille – e cioè uccidete pure il padre, il nonno, lo zio o il cugino, ma non diventate come il padre, il nonno, lo zio, il cugino». Insomma, prendetevi pure spazio, ma non diventate come “noi”. E su che cosa è il “noi” Veltroni ha le idee altrettanto chiare: il padre, il nonno, lo zio e il cugino sono quelli per cui «il dibattito è il fine e non il mezzo», quelli che si aggrovigliano in una «discussione che tende a chiudersi», quelli che usano espressioni che «sfiniscono» come «“manca il progetto”, “serve una maggiore democrazia”, “bisogna approfondire l’analisi”», quelli insomma che usano parole che Veltroni sente dire «dai tempi di Spartaco».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77078

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