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Settembre 19, 2008 a 2:02 pm
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«Non comprare azioni ai prezzi attuali equivale a rinunciare a una ghiotta occasione, purché però si sia pronti a non toccare il proprio denaro per qualche tempo»: in questi mesi in Piazza Affari si continuerà a navigare a vista tra grandi turbolenze, ma l’amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, è convinto che il sereno potrebbe tornare già nella primavera del 2009 o al massimo l’anno seguente.Ecco perché, prosegue il top manager di una delle poche Sgr italiane realmente slegate dal sistema bancario, sarebbe opportuno puntare «almeno una parte del denaro a disposizione in azioni, lasciando il resto al sicuro su prodotti di liquidità». Tutto questo malgrado sul nostro Paese incomba ancora il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare.Fiducia nelle Borse che Giuliani dimostra anche nella veste di imprenditore annunciando la decisione di «proseguire il programma di acquisto di azioni proprie» varato dalla sua Azimut. Per le famiglie è, tuttavia, quasi obbligata la soluzione di affidarsi a un gestore esperto in grado di selezionare le società su cui puntare. Visto che «sia i prodotti a capitale garantito sia le polizze cosiddette strutturate hanno dimostrato i propri limiti», conclude Giuliani.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291534
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Settembre 17, 2008 a 11:35 am
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La storia si ripete ma ogni volta con modalità peggiori e quasi sempre, come scriveva Marx già due secoli fa, con modalità di farsa piuttosto che di tragedia? Sembrerebbe proprio di sì, a seguire le manovre politiche ed economiche dell’attuale governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. In particolare, il gigantesco pasticcio dell’Alitalia, perseguito dall’esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France, assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito Mussolini . Questi aveva salvato con una discutibile acquisizione le tre grandi banche nazionali (Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma), per rispondere alla grande crisi scoppiata nel 1929 negli Stati Uniti e diffusa in tutta l’Europa, a cominciare dalla Germania di Weimar. La somiglianza, a distanza di più di settant’anni, appare impressionante. L’obbiettivo del governo fascista era quello di salvare le banche, il capitalismo finanziario degli oligopoli (Fiat, Pirelli, Ansaldo e altri minori) presente in maniera prevalente nei tre grandi istituti di credito e di addossare allo Stato le perdite ingenti annidate nelle partecipazioni industriali delle società legate alle banche (la Sofindit della Commerciale, la SFI e l’Elettrofinanziaria del Credito). L’operazione fu chiara ed esemplare perché tutti i debiti di quelle società finanziarie vennero scorporati dalle banche e andarono a costituire l’aggregato industriale-finanziario che nacque allora e venne denominato Istituto per la Ricostruzione Industriale, più brevemente IRI, e alla sua presidenza era stato insediato un tecnico politico di notevoli qualità Alberto Beneduce, transitato negli anni precedenti da Nitti a Mussolini.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79028
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Settembre 8, 2008 a 12:15 pm
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Vicenza. Sulla nuova base Usa di Vicenza scende in campo Berlusconi, invitando il sindaco del Pd Achille Variati a rinunciare al referendum tra i cittadini indetto per il 5 ottobre. «Le ricordo – scrive il capo del governo nella lettera inviata al sindaco – che la consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna». Il quesito referendario proposto dal sindaco non chiede ai vicentini se sono favorevoli o contrari alla base, ma di esprimersi sulla volontà comunale di acquistare la zona demaniale; e il presidente del Consiglio ricorda a Variati che il sito sul quale sta per nascere la nuova Dal Molin «è demaniale e non è in vendita» e che «l’area è stata consegnata agli Usa».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288852
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Settembre 8, 2008 a 11:25 am
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nostro inviato a Cernobbio (Como)Sbuffa e fa le facce, Giulio Tremonti, a chi lo insegue per chiedergli lumi sull’oggetto misterioso del giorno, quella «service tax» che evocata dal collega Roberto Calderoli potrebbe in futuro sostituire l’Ici. Ma che, nel presente, è un fastidioso montarozzo sulla via che mena al federalismo.«Abbiamo detassato la prima casa e resta detassata», taglia dapprima corto il ministro dell’Economia, per non lasciare più adito a dubbi. Poi spiega perché è opportuno rimandare ogni discorso politico in materia. «Realizzare il federalismo fiscale da metà settembre al 31 dicembre, come noi vorremmo – dice – non significa non avere fretta, ma pedalare da adesso. Solo che prima di parlare di federalismo fiscale, serve una banca dati condivisa. La bozza è grossomodo quella elaborata dalle Regioni, ma formulato quel testo e raccolto un consenso generale – ribadisce – il primo passo è appunto una banca dati condivisa, senza la quale non si possono compiere scelte politiche». Insomma, non si può parlare tanto per parlare. Per dirla con Luigi Einaudi, bisogna conoscere per deliberare.E dice molte altre cose, il ministro, parlando a nome della squadra di governo. Partendo dal dato che nei primi 116 giorni, agosto compreso, «abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo fare». Oltre alla già ricordata casa, «abbiamo detassato gli straordinari e questo sarà confermato.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288835
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