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Tensioni e cariche a Roma e Milano – Interni

Prima un’aggressione isolata partita dagli studenti di destra per guadagnare la testa del presidio. Poi veri scontri, con tanto di lancio di tavolini, in piazza Navona, a pochi passi dal Senato, tra studenti di estrema destra e di sinistra, davanti ai turisti impauriti e l’immediata serrata dei negozi. Gli scontri si sono scatenati all’arrivo degli studenti del corteo degli universitari, tra cui alcuni esponenti anche dei centri sociali, arrivati nella piazza, dopo una tappa sotto al ministero. Il cordone delle forze dell’ordine ha permesso il passaggio degli universitari, circa 400, che hanno sfilato con le mani alzate. Subito dopo gli studenti si sono avvicinati al camioncino attorno al quale erano radunati i ragazzi di «Blocco Studentesco», di destra, e sono nati gli scontri. Per picchiarsi hanno usato anche tavolini e sedie dei bar circostanti. Poi la polizia ha formato un cordone per dividere le due fazioni. ìAlcuni studenti di Blocco Studentesco sono stati portati in Questura. Il bilancio, parziale, è stato di tre feriti lievi.«Erano una ventina di infiltrati – spiega Roberto Iovino, coordinatore nazionale dell’Uds – era un’azione premeditata. Siamo scandalizzati dalle Forze dell’Ordine che stanno a guardare… ora ci stiamo organizzando noi con un cordone, per impedire altri incidenti. Comunque da qua non ci muoviamo». Dopo la tensione di martedì a Napoli, altri momenti di scontro e piccoli tafferugli ci sono stati anche a Milano tra gli studenti e le forze dell’ordine.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80399

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«L’inverno più lungo» del clero romano che operò nell’ombra

Perché Pio XII non denunciò pubblicamente nell’ottobre 1943 la razzia degli ebrei di Roma? Che cosa fu fatto concretamente dalla Santa Sede e dagli istituti religiosi della capitale per la salvezza dei perseguitati? Con grande rigore e una mole notevole di documenti e testimonianze inedite lo storico Andrea Riccardi ha ricostruito i mesi dell’occupazione nazista di Roma nel libro L’inverno più lungo (Laterza, pp. 404, 18 euro) raccontando i tanti tentativi di salvataggio messi in atto, le resistenze, le difficoltà.Il lavoro di Riccardi consegna al lettore una realtà complessa, dove non sono facili le semplificazioni. «La Chiesa di Pio XII – ha scritto l’autore – all’epoca era una realtà piuttosto marginale, isolata in un’Europa dove dilagavano i nazisti, in una Roma dove la guardia germanica stava sotto le finestre del Papa». Pio XII, secondo Riccardi, aveva la percezione di questa debolezza che «lo spingeva tra l’altro alla prudenza. Aveva peraltro un senso altissimo e unico della missione della sua Chiesa». Ma – aggiunge lo storico – «temeva i nazisti e la loro ferocia. Temeva le ritorsioni sui cattolici, su quelli tedeschi (pensando anche alla loro permeabilità), sugli ospiti dell’asilo cattolico e papale». Per questo «non decise per una condanna profetica, come qualcuno avrebbe desiderato allora e molti dopo i fatti».Riccardi mette in evidenza come gli sforzi per salvare vite umane non furono sempre concordi, segnala resistenze e difficoltà, ma dalle pagine del suo libro emerge come Papa Pacelli, che pure aveva scelto l’atteggiamento della prudenza verbale, abbia dato notevole impulso all’attività caritativa.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=296966

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