Archivio per Settembre, 2008

Non comprare azioni ai prezzi attuali vuol dire rinunciare a una vera occasione

«Non comprare azioni ai prezzi attuali equivale a rinunciare a una ghiotta occasione, purché però si sia pronti a non toccare il proprio denaro per qualche tempo»: in questi mesi in Piazza Affari si continuerà a navigare a vista tra grandi turbolenze, ma l’amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, è convinto che il sereno potrebbe tornare già nella primavera del 2009 o al massimo l’anno seguente.Ecco perché, prosegue il top manager di una delle poche Sgr italiane realmente slegate dal sistema bancario, sarebbe opportuno puntare «almeno una parte del denaro a disposizione in azioni, lasciando il resto al sicuro su prodotti di liquidità». Tutto questo malgrado sul nostro Paese incomba ancora il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare.Fiducia nelle Borse che Giuliani dimostra anche nella veste di imprenditore annunciando la decisione di «proseguire il programma di acquisto di azioni proprie» varato dalla sua Azimut. Per le famiglie è, tuttavia, quasi obbligata la soluzione di affidarsi a un gestore esperto in grado di selezionare le società su cui puntare. Visto che «sia i prodotti a capitale garantito sia le polizze cosiddette strutturate hanno dimostrato i propri limiti», conclude Giuliani.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291534

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Baresi: «Troppe pressioni, facciamo così anche in Italia»

Giuseppe Baresi è stato il responsabile del settore giovanile dell’Inter fino a pochi mesi fa. Da fine luglio affianca José Mourinho come vice allenatore della prima squadra ma la sua esperienza nei vivai giovanili è sta lunga e ricca di successi, due campionati nazionali con la squadra Primavera con cui ha vinto anche due coppe Italia oltre a due tornei di Viraggio, la competizione più prestigiosa in ambito internazionale per squadre di settore. Ha lavorato con Obafemi Martin, Bolzoni, Pasquale, Pandev e per ultimo Mario Balotelli, recentemente passato alla prima squadra.Esiste competitività anche fra i ragazzini che giovanissimi giocano a calcio?«Certamente, tutto l’ambiente crea una situazione di questo tipo, il ragazzino l’avverte, si sente caricato di responsabilità e cerca di gratificare i genitori e l’allenatore».La Federazione inglese ha proposto di non pubblicare le classifiche delle partite degli under-undici. Può essere un deterrente?«Sono d’accordissimo, i ragazzi sono influenzati psicologicamente da questo. Abolire la pubblicazioni delle classifiche mi sembra un’ottima proposta, mi auguro che venga attuata. E poi mi auguro che anche la nostra federazione prenda iniziative di questo genere».Le classifiche sui giornali aumentano la competitività?«Sì, loro sanno quando escono i giornali o gli inserti che riportano i risultati dei loro campionati. Leggono, portano in classe il giornale, guardano chi è il capocannoniere, fanno dei confronti.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291565

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La vicenda Alitalia e la nascita dell’Iri

La storia si ripete ma ogni volta con modalità peggiori e quasi sempre, come scriveva Marx già due secoli fa, con modalità di farsa piuttosto che di tragedia? Sembrerebbe proprio di sì, a seguire le manovre politiche ed economiche dell’attuale governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. In particolare, il gigantesco pasticcio dell’Alitalia, perseguito dall’esecutivo dopo aver fatto fallire le trattative con Air France, assomiglia in maniera impressionante (ma con un peggioramento di fondo) alla manovra economica compiuta tra il 1931 e il 1934 dal governo di Benito Mussolini . Questi aveva salvato con una discutibile acquisizione le tre grandi banche nazionali (Banca Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma), per rispondere alla grande crisi scoppiata nel 1929 negli Stati Uniti e diffusa in tutta l’Europa, a cominciare dalla Germania di Weimar. La somiglianza, a distanza di più di settant’anni, appare impressionante. L’obbiettivo del governo fascista era quello di salvare le banche, il capitalismo finanziario degli oligopoli (Fiat, Pirelli, Ansaldo e altri minori) presente in maniera prevalente nei tre grandi istituti di credito e di addossare allo Stato le perdite ingenti annidate nelle partecipazioni industriali delle società legate alle banche (la Sofindit della Commerciale, la SFI e l’Elettrofinanziaria del Credito). L’operazione fu chiara ed esemplare perché tutti i debiti di quelle società finanziarie vennero scorporati dalle banche e andarono a costituire l’aggregato industriale-finanziario che nacque allora e venne denominato Istituto per la Ricostruzione Industriale, più brevemente IRI, e alla sua presidenza era stato insediato un tecnico politico di notevoli qualità Alberto Beneduce, transitato negli anni precedenti da Nitti a Mussolini.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79028

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Borse ancora in picchiata, la Fed non taglia i tassi – Economia

Banche centrali in campo per cercare di placare il panico: in soli due giorni la Bce inietta sul mercato 100 miliardi di dollari, la Banca Centrale d’Inghilterra 25 miliardi di sterline, quella giapponese 3.500 miliardi di yen (23,4 miliardi di euro). Interviene anche la banca centrale svizzera, anche se senza svelare l’importo dell’operazione. La Fed, dopo aver allentato negli ultimi giorni le garanzie richieste per finanziamenti ai big di Wall Street, immette 70 miliardi di dollari. Ma, deludendo Wall Street, decide di lasciare invariati al 2% i tassi di interesse, pur constatando come la situazione dei mercati si sia recentemente deteriorata. Se lunedì era stato il crack di Lehman Brothers a seminare il panico sulle borse mondiali, ci ha pensato lo spauracchio sul futuro del colosso Usa delle assicurazioni Aig. Le voci di un possibile salvataggio allo studio da parte del governo Federale, rimbalzate da un canale tv d’oltreoceano, non hanno riportato fiducia nel Vecchio Continente malgrado Wall Street abbia azzerato le perdite. L’Europa, Milano inclusa, limita i dannisul finale ma archivia un’altra seduta in rosso profondo. Il Mibtel chiude a -2,52% e lo Spmib a -2,72%, questo sempre sotto quota 27mila punti. Tra le consorelle la peggiore è Amsterdam a -3,5% tallonata da Londra a -3,4%. Unica a galla Madrid. Perdono meno del 25 Parigi e Francoforte. Scambi in salita per 7,4 mld di controvalore. È questo dell’Aig ora la terza falla dell’economia americana.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79032

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Boom dei nidi aziendali, ora in città sono 15

Aprirà i battenti lunedì prossimo il nuovo nido aziendale voluto da Atm in zona Precotto. Trentasei i posti disponibili e una ventina i bambini, figli dei dipendenti, che lo frequenteranno. Si tratta del terzo nido aperto da Atm, dopo quello di Baggio, del Leoncavallo e quello presso il deposito di via Anassagora. A Precotto, come fa notare l’assessore alla Famiglia, Mariolina Moioli, «al momento non c’è particolare bisogno dei posti nei nidi». Ma tenendo conto che nel quartiere stanno sorgendo numerosi palazzi nuovi, di sicuro nei prossimi anni le domande aumenteranno. L’investimento per costruire la struttura è stato elevato (un milione di euro) e l’asilo andrà quindi sfruttato al meglio. «Con il nido – spiega il presidente di Atm, Elio Catania – vogliamo andare incontro alle esigenze dei dipendenti. Se la famiglia è tranquilla, il personale lavora meglio».E così sale a 15 il numero dei nidi aziendali presenti a Milano e convenzionati con il Comune: una bella valvola di sfogo per dare posto a tutti i bambini che non trovano posto nelle strutture pubbliche. I prossimi apriranno in alcune sedi dell’Asl, nell’ospedale Policlinico e nella caserma Santa Barbara.Quest’anno tuttavia la situazione posti sembra sotto controllo: ci sono ancora 9.200 posti liberi negli asili. La Moioli promette di sistemare tutti entro la fine dell’anno. «Dobbiamo organizzare l’accettazione delle domande – spiega – perché non è detto che la disponibilità dei posti coincida con la zona dove ci sono più richieste».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290922

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Che Diavolo fare?

Dodici anni fa, era dicembre. Fuori da Macherio c’era un capannello di giornalisti e all’uscita Adriano Galliani abbassò il finestrino dell’auto per dire che no, non sarebbe cambiato nulla: Tabarez era ancora l’allenatore del Milan. L’allora caporedattore dello sport Xavier Jacobelli però aveva già chiamato il suo inviato al cancello di casa Berlusconi: «Stai lì, aspetta, ma non dire niente a nessuno: il Milan ha già preso Sacchi». L’inviato, che ero io, rimase lì, il Giornale uscì – unico – con la notizia in prima edizione (e la firma sul pezzo fu un regalo prezioso del caporedattore). E mentre Galliani a mezzanotte ancora prendeva tempo per educazione nei confronti del tecnico uruguaiano, squillò il telefonino di un collega: la federazione, che aveva Sacchi come ct, aveva dato la notizia in un comunicato ufficiale e Galliani non poteva più nasconderla.Ecco, questo ricordo personale è per dire che il Galliani di oggi può sembrare quello di 12 anni fa, soprattutto quando ripete che «Ancelotti non si tocca». Però, pensandoci bene, la differenza c’è ed è proprio lui: Carletto. È impossibile per il Milan di oggi provare ingratitudine per un allenatore così vincente cresciuto e riportato in casa, neppure dopo una partenza così. Che fare, allora, per risollevare il Milan? La risposta non è semplice, perché – come è stato fatto notare ormai da molti – il Milan gioca proprio come tutti si aspettano: potenzialmente devastante in attacco ma imbarazzante non appena gli avversari si fanno vedere nella metà campo rossonera.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290882

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Vecchi e fatiscenti: edifici bocciati in sicurezza

Vecchi e fatiscenti gli edifici scolastici nel Lazio, e a Roma in particolare, dopo anni di centrosinistra. Milioni spesi ogni anno dal Comune di Roma per portare poche centinaia di bambini rom a scuola, mentre tetti e infissi continuano a marcire, tanti impianti elettrici restano fuori norma e pericolosi, le scale anti-incendio esistono spesso solo sulla carta. A dipingere il quadro drammatico è l’ultimo rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, datato 13 marzo 2008. Una pagella piena di pessimi voti redatta da un’associazione non certo vicina al centrodestra. Nel Lazio 680 edifici delle scuole dell’obbligo, il 46,8 per cento, sono stati costruiti oltre trent’anni fa, eppure solo 194 (il 13,28 per cento) hanno avuto interventi di manutenzione negli ultimi cinque anni. Largamente disatteso anche il rispetto delle normative di legge sulla sicurezza: il 47,98 per cento non ha il certificato di agibilità statica e il 46,32 non possiede il certificato igienico-sanitario. «Su 1453 edifici della scuola primaria e secondaria di primo grado censiti ben 680 (il 46,8 per cento) hanno più di trent’anni, – si legge nel dossier di Legambiente – mentre 773 (il 53,2) sono stati costruiti dopo il 1974 (anno in cui la legge ha stabilito i criteri di edilizia antisismica), e solo 68 (il 4,6) sono stati edificati dopo il 1990». L’11 per cento degli stabili risale invece a prima della seconda guerra mondiale. Tanti anni, e portati male. «Solo 194 istituti hanno avuto interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni, – evidenzia il monitoraggio di Legambiente – il 13,28 per cento su un totale di 1461 edifici».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290967

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Ma in squadra i sammarinesi sono solo due

Nel campionato del sessantenario, il baseball italiano scrive per la prima volta nell’albo d’oro il nome di una squadra di un altro Stato. È infatti il San Marino a cucirsi il tricolore sul petto dopo sette intense, appassionanti sfide scudetto contro il glorioso Nettuno, che di titoli ne ha invece 17. Una novità assoluta per il baseball di casa nostra, un evento storico per lo sport nazionale. San Marino campione d’Italia entra così nella storia con uno scudetto sfiorato una prima volta nel 2005 e centrato l’altra notte vincendo la sfida decisiva per 7-5 contro un mai domo Nettuno che aveva respinto ben due match-point. Ma che, alla fine, ha capitolato, sul diamante di casa, proprio alla «bella». L’epilogo, otto minuti dopo la mezzanotte, il momento più esaltante per il club sammarinese, fondato nel 1985, che quel primo scudetto lo voleva, eccome. Un’impresa che porta la firma anche di Doriano Bindi che a San Marino è nato (49 anni fa), vive ed allena, dopo otto stagioni come giocatore e un passato negli Usa da ragazzo con la famiglia. Una vittoria costruita grazie ad un gruppo compatto, con uno zoccolo duro di italiani, più alcuni latino-americano e qualche «yankee» e due soli sammarinesi (Lonfernini ed Ercolani). Hanno spento le velleità del Nettuno a suon di fuoricampo, dieci nella serie finale, con l’italo-argentino De Biase, devastante in attacco. Destino ha voluto che a dare una svolta alla sfida che valeva una stagione intera fosse proprio un nettunese, Francesco Imperiali, classe 1983.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288929

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Berlusconi al sindaco: «No al referendum»

Vicenza. Sulla nuova base Usa di Vicenza scende in campo Berlusconi, invitando il sindaco del Pd Achille Variati a rinunciare al referendum tra i cittadini indetto per il 5 ottobre. «Le ricordo – scrive il capo del governo nella lettera inviata al sindaco – che la consultazione popolare da lei indetta si manifesta ancora più gravemente inopportuna». Il quesito referendario proposto dal sindaco non chiede ai vicentini se sono favorevoli o contrari alla base, ma di esprimersi sulla volontà comunale di acquistare la zona demaniale; e il presidente del Consiglio ricorda a Variati che il sito sul quale sta per nascere la nuova Dal Molin «è demaniale e non è in vendita» e che «l’area è stata consegnata agli Usa».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288852

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Tremonti: «La prima casa resta detassata»

nostro inviato a Cernobbio (Como)Sbuffa e fa le facce, Giulio Tremonti, a chi lo insegue per chiedergli lumi sull’oggetto misterioso del giorno, quella «service tax» che evocata dal collega Roberto Calderoli potrebbe in futuro sostituire l’Ici. Ma che, nel presente, è un fastidioso montarozzo sulla via che mena al federalismo.«Abbiamo detassato la prima casa e resta detassata», taglia dapprima corto il ministro dell’Economia, per non lasciare più adito a dubbi. Poi spiega perché è opportuno rimandare ogni discorso politico in materia. «Realizzare il federalismo fiscale da metà settembre al 31 dicembre, come noi vorremmo – dice – non significa non avere fretta, ma pedalare da adesso. Solo che prima di parlare di federalismo fiscale, serve una banca dati condivisa. La bozza è grossomodo quella elaborata dalle Regioni, ma formulato quel testo e raccolto un consenso generale – ribadisce – il primo passo è appunto una banca dati condivisa, senza la quale non si possono compiere scelte politiche». Insomma, non si può parlare tanto per parlare. Per dirla con Luigi Einaudi, bisogna conoscere per deliberare.E dice molte altre cose, il ministro, parlando a nome della squadra di governo. Partendo dal dato che nei primi 116 giorni, agosto compreso, «abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo fare». Oltre alla già ricordata casa, «abbiamo detassato gli straordinari e questo sarà confermato.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288835

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